6 dicembre 2016

I buoni di Cà del Ferro: una nuova linea ad alto valore sociale

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Questa settimana vogliamo dedicare un’attenzione particolare a una linea speciale di prodotti. Si tratta della linea “I Buoni di Cà del Ferro”, frutto della sinergia tra Cooperativa Sociale Nazareth di Persico Dosimo e Casa Circondariale di Cremona, che ha saputo fondere percorsi di accompagnamento all’autonomia di minori stranieri e persone con fragilità con l’attività di formazione e riabilitazione sociale dei detenuti.

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Immaginate di mettere insieme tutte quelle persone che agli occhi di molti potrebbero apparire come “gli scarti della società”. Insieme, loro che invece scarti non sono, producono capolavori di bontà. Migranti e disabili psichici coltivano ortaggi biologici, che poi vengono trasformati in salse e conserve dai detenuti della casa circondariale di Cremona.

Come spiega la direttrice del carcere Maria Gabriella Lusi: «i detenuti riescono a inserirsi senza grosse difficoltà in una attività lavorativa che non richiede particolari competenze di base o titoli di studio, ma solo una buona manualità per l’utilizzo delle macchine e degli utensili. Come operatori penitenziari siamo convinti che il nostro lavoro possa essere efficace se riusciamo a guardare contemporaneamente “dentro” la persona detenuta e a tutto ciò che la circonda. La società è nelle nostre priorità, perché attraverso processi rieducativi miriamo a restituire alla libertà persone non più portate a delinquere… magari perché hanno acquisito una competenza professionale in carcere da spendere dopo la pena, come nel nostro caso; magari perché, con la partecipazione del detenuto, il carcere ha saputo creare con il territorio il ponte di un efficace reinserimento».

naz-carc3Il laboratorio di trasformazione agroalimentare si trova all’interno del carcere, in una cucina prima inutilizzata, ed è stato inaugurato ufficialmente a inizio novembre, ma il progetto ha avuto inizio lo scorso agosto con cinque detenuti che trasformano gli ortaggi dell’azienda agricola, producendo conservati a base di pomodoro, giardiniere, preparati per minestroni.

«L’obiettivo non è soltanto quello di offrire un nuovo approccio al lavoro e alla socializzazione, ma creare concrete opportunità lavorative» racconta Giusy Brignoli, tra i responsabili della Cooperativa Nazareth. «I prodotti sono tutti biologici certificati, dunque “buoni” sia per l’ambiente sia per il consumatore finale, “buoni” per le persone che lavorano, che vengono valorizzate nel loro saper fare, “buoni” perché realizzati in funzione di un bene comune che supera l’interesse individuale».

naz-carcR.R., uno dei detenuti partecipanti, lo riassume così: «Sono convinto che, quando uscirò da qui, sarò già “tre passi avanti” rispetto ad altri. Sogno di poter realizzare un progetto in questo settore con la mia famiglia. Ho capito il valore e l’importanza del lavorare in team, imparando a valorizzare ed apprezzare le doti e le qualità dei miei compagni di lavoro, per crescere insieme, producendo cibo di qualità. Dal punto di vista umano questa opportunità mi serve molto per dimostrare a me stesso che non sono la persona descritta nelle sentenze di tribunale, ma che ho un valore, che posso fare cose buone… che ce la posso fare!».

A noi di Filiera Corta Solidale un progetto del genere non poteva che entusiasmare. E infatti, fin dalle prime fasi della sua sperimentazione, ci siamo subito messi a disposizione per promuovere e sostenere la distribuzione di questi prodotti che, oltre all’alto valore etico e solidale che esprimono, sono davvero buonissimi!