21 luglio 2017

Indovina chi viene a cena

pranzo

A dicembre 2015 ha preso vita «Indovina chi viene a cena?», un percorso sperimentale di incontri conviviali ideato da Filiera Corta Solidale in collaborazione con Caritas Cremonese. L’idea nasce dall’attenzione all’emergenza migranti che riguarda non solo la cura nell’accoglienza, ma anche percorsi di integrazione con la cittadinanza. Laura Rossi, di Filiera Corta, referente del progetto, racconta come è nata l’iniziativa e i primi passi che sono giù stati effettuati.

Com’è nata l’idea di «Indovina chi viene a cena?» e qual è il suo scopo?

«Filiera Corta lavora da sempre sul tema dell’economia solidale e della sovranità alimentare. Vista l’emergenza accoglienza di questi ultimi mesi, abbiamo pensato ad un progetto che, rimanendo legato al cibo, coinvolgesse la famiglie cremonesi nell’integrazione dei migranti giunti sul nostro territorio. L’intento è quello di diminuire sempre più la distanza tra gli abitanti di Cremona e i migranti giunti nel nostro territorio. Per questo si è pensato ad un modo per intessere relazioni, per aiutare sia la popolazione locale, sia gli stranieri ospitati ad abbattere pregiudizi e creare occasioni di confronto e dialogo. Importante è dunque provare ad uscire dalla fase di emergenza e tentare di creare luoghi di aggregazione tra questi due mondi».

Quali sono stati i primi passi per realizzare questa iniziativa?

«Abbiamo contattato le agenzie che sul territorio si occupano di emergenza abitativa e accoglienza migranti. Caritas, Nazareth e Il Sentiero proponendo loro di selezionare e coinvolgere alcuni ragazzi ospitati nelle loro strutture che avessero già frequentato un corso di alfabetizzazione. Quando si è cominciato a pensare al progetto, alcune famiglie interne al circuito di Filiera Corta si sono dimostrate interessate ad incontrare queste persone e con loro abbiamo iniziato un percorso di preparazione. Il Comune di Cremona ha poi garantito il suo patrocinio».

Quali sono le azioni concrete messe in campo per attuare questa condivisione?

«Ad ogni famiglia è stata associata – in maniera casuale o con abbinamenti legati alla conoscenza delle lingue straniere – una coppia di ragazzi immigrati. Si è scelto di mandare due giovani insieme, soprattutto per garantire loro un sostegno vicendevole, sia per quanto riguarda la lingua, sia per facilitarli nel mettersi in relazione. Una volta ricevuto il loro contatto, la famiglia pensa al modo incontrare la coppia assegnata. La proposta è quella di un invito a cena, ma sulle modalità è lasciata la piena libertà. Si è liberi di proporre anche solo un’uscita per un caffè, un cinema o ancor più semplicemente una chiacchierata insieme. È prevista anche la possibilità, in occasione degli incontri, di unire due o più nuclei familiari. Fondamentale rimane l’idea di offrire a questi ragazzi momenti di serenità in famiglia – due al mese – per aiutarli a impratichirsi con l’italiano e perché si sentano meno soli».

Qual è stato l’atteggiamento delle famiglie coinvolte?

«Le famiglie coinvolte – circa una quindicina – si sono dimostrate subito attive e propositive. Le esperienze per il momento sono molto positive. Speriamo che il passaparola riesca a coinvolgere sempre più persone in questa importante iniziativa di integrazione e solidarietà umana».