13 marzo 2017

Stop Glifosato!

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Il glifosato è l’erbicida più utilizzato su scala globale. È presente in oltre 750 formulati, tra cui il Roundup®, marchio registrato dalla multinazionale Monsanto, dedicati alle colture intensive, agli orti e al giardinaggio. Nel 2014 la produzione mondiale di glifosato ha superato le 800.000 tonnellate; il trend purtroppo nei prossimi anni è destinato crescere e si stima che entro il 2020 la richiesta possa raggiungere il milione di tonnellate. Lo sviluppo del mercato è legato al crescente impiego delle colture geneticamente modificate (OGM) resistenti al glifosato.
Ad accendere i riflettori sull’erbicida più venduto al mondo è stata la valutazione di cancerogenicità espressa lo scorso anno dalla IARC (International Agency for Research on Cancer), organo dell’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) ritenuto la massima autorità in campo oncologico.

È utilizzato per uccidere le piante infestanti e agisce in modo non selettivo, ossia in grado di sterminare indiscriminatamente qualunque organismo vegetale sul quale viene impiegato.
Il glifosato può contaminare il suolo, l’aria e le acque superficiali e profonde. Il rapporto ISPRA sui pesticidi nelle acque italiane evidenzia che le sostanze più diffuse sono proprio il glifosato e il suo metabolita AMPA, a dispetto di affermazioni secondo cui l’erbicida si degraderebbe velocemente senza creare problemi.
Al di là delle rassicurazioni fornite dai produttori, il glifosato è una sostanza ad elevata tossicità ambientale capace di alterare la funzionalità degli ecosistemi e degli habitat naturali e ridurre drasticamente la biodiversità ritenuta fondamentale per la buona salute della biosfera, della popolazione umana e della stessa agricoltura.

Il 20 marzo 2015 la IARC, dopo una rigorosa revisione della letteratura scientifica, ha reso pubblico un documento che definisce l’erbicida come “probabile cancerogeno per l’uomo”, classificandolo nel gruppo 2A in relazione alla pericolosità per la salute umana. Dal documento, divulgato anche su The Lancet Oncology, emerge una forte correlazione epidemiologica tra l’esposizione al glifosato e il linfoma non-Hodgking. Oltre all’azione oncogena il glifosato, come risulta da numerosi studi, sembra agire anche come “interferente endocrino”, perturbando molteplici e delicate funzioni cellulari.

Tutto ciò imporrebbe l’adozione del principio di precauzione sancito dalle norme europee.

Oltre che in agricoltura, il glifosato e i formulati commerciali che lo contengono sono ampiamente diffusi in ambienti urbani e domestici. È utilizzato da Comuni e Province per la pulizia dei margini stradali, delle massicciate ferroviarie e del verde pubblico ed è presente anche in prodotti da giardinaggio e per l’hobbistica.
L’uso intensivo in agricoltura è strettamente connesso alla sementi geneticamente modificate (OGM) di soia, mais e colza, il cui DNA è stato alterato per renderli resistenti all’erbicida, che quindi può essere applicato in dosi sempre più massicce, inevitabilmente accumulandosi nel prodotto finale. Soia, mais e colza OGM sono ampiamente impiegati come mangimi per animali: è anche così che le sostanze come il glifosato entrano nella catena alimentare.
Tutti possono entrare in contatto con questa sostanza chimica, sia per esposizione diretta durante le applicazioni in agricoltura e nel giardino, che attraverso l’acqua, le bevande e gli alimenti di origine vegetale (pane, pasta, cereali, legumi, nei quali viene spesso usato come disseccante prima del raccolto), la carne e i suoi trasformati, in particolare laddove gli animali vengano nutriti con derivati da piante OGM.

La campagna #StopGlifosato ha preso avvio nel 2015, dopo che la IARC ha classificato tra i probabili cancerogeni per l’uomo il glifosato.
A settembre 2015 la campagna è stata assunta in maniera unitaria dal tavolo delle associazioni ambientaliste e dell’agricoltura biologica e biodinamica attivo dal 2012 sulla PAC (Politica Agricola Comunitaria) e sul PAN Pesticidi. Il tavolo grazie all’iniziativa StopGlifosato si è ulteriormente ampliato, arrivando ad includere oltre 45 organizzazioni che costituiscono la coalizione italiana StopGlifosato.
La coalizione ha intensificato il suo lavoro dopo l’uscita della valutazione dell’EFSA, l’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare, che in contrasto con il parere della IARC, ritiene la sostanza probabile non cancerogena per l’uomo, basandosi su studi mai pubblicati e forniti dalle stesse imprese chimiche che producono il glifosato, in contrasto con le più elementari garanzie di indipendenza e in evidente conflitto d’interessi.

La coalizione StopGlifosato chiede, in assenza di pareri univoci sul piano scientifico sulla cancerogenicità del glifosato
al Governo Italiano, ai Ministri competenti di Agricoltura, Salute e Ambiente e alle istituzioni europee, di applicare il principio di precauzione in nome della tutela della salute pubblica, vietando definitivamente e in maniera permanente la produzione, la commercializzazione e l’uso di tutti i prodotti fitosanitari a base dell’erbicida.
alle Regioni chiede la rimozione del glifosato da tutti i disciplinari di produzione che lo prevedano e l’esclusione dai premi dei PSR delle aziende che ne facciano uso, evitando l’insensatezza di premiare con fondi pubblici “l’uso sostenibile di un prodotto cancerogeno”.

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