19 settembre 2017

Per un nuovo sistema alimentare

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Il modello agroalimentare industriale moderno, che si è affermato negli ultimi 50 anni, può avere portato a un’aumentata produttività nell’immediato, ma l’impatto ambientale è stato devastante: inquinamento, erosione del suolo, danni al paesaggio, riduzione delle risorse energetiche e una complessiva perdita della diversità, sia biologica che culturale.
In base a questo modello, la produzione agricola ha assunto le caratteristiche dell’industria, cambiando forma e diventando industria agroalimentare. I segni distintivi di questo sistema, ovvero il crescente utilizzo di derivati del petrolio (fertilizzanti e pesticidi, carburante per le attrezzature agricole), la produzione limitata a certe varietà vegetali, la diffusione delle monoculture, soprattutto per garantire l’alimentazione animale, hanno causato gravi conseguenze per l’ambiente e compromesso la sopravvivenza economica dei piccoli produttori.
Secondo questo modello le risorse naturali sono considerate semplici materie prime da consumare e lavorare su vasta scala con uno sfruttamento indiscriminato delle risorse come l’acqua, la terra, il suolo e le foreste. Questo approccio comporta pesanti conseguenze, con prospettive allarmanti per il futuro e la salute del nostro ambiente.
Con l’aumento della popolazione mondiale da 6 a 9 miliardi previsto per il 2050, la concorrenza per l’utilizzo delle risorse naturali diventerà sempre più accanita, mettendo
ulteriormente sotto pressione il nostro pianeta. L’attuale sistema alimentare globale dovrà essere rivisto radicalmente se si vuole ridurre significativamente il suo impatto sull’ambiente.

C’è il bisogno urgente di pensare a nuove forme di agricoltura, una vera e propria nuova agricoltura. Metodi sostenibili che sappiano ripartire da quel poco sapere che non sia ancora stato cancellato dai metodi agroindustriali. Non si tratta di un ritorno al passato, ma piuttosto di un nuovo inizio che riparta dal passato, senza dimenticare gli
errori commessi negli ultimi anni. Si tratta di far tornare produttive zone in cui l’attività agricola è stata abbandonata perché non era più conveniente secondo i criteri industriali, di salvaguardare, migliorare e diffondere quelle pratiche tradizionali che dimostrano che diversi modelli di produzione sono possibili; di ridare dignità e opportunità a chi è stato marginalizzato dalla globalizzazione dell’agricoltura.
Soltanto con una nuova agricoltura sostenibile e rispettosa tanto della tradizione millenaria quanto delle moderne tecnologie […] si potrà aprire uno spiraglio di speranza per il futuro.
Fonte: Carlo Petrini (2005) Buono, Pulito e Giusto. Principi di nuova gastronomia.