30 luglio 2018

Chi paga il sottocosto di Eurospin? di Luca Martinelli

Non basta dire cibo: il cibo deve essere giusto per i lavoratori che lo producono, giusto per l’ambiente, giusto per chi lo consuma.
Per questo da 8 anni portiamo avanti un progetto di Piccola Distribuzione Organizzata basato su prodotti a filiera corta. Filiera corta significa trasparenza, conoscenza diretta dei produttori, sostegno a piccole realtà produttive che usano tecniche di coltivazione naturali, giusto prezzo, cura dell’ambiente, risparmio delle risorse naturali, salute per chi mangia, solidarietà. Con tutti questi ingredienti il cibo nel nostro piatto è anche molto più buono!

Eurospin avrebbe acquisito 20 milioni di bottiglie di passata di pomodoro a 31,5 centesimi l’una, tramite un’asta on line al doppio ribasso. La denuncia è dell’associazione Terra! Onlus, che da anni lavora alla campagna #filierasporca. Secondo Terra!, questo prezzo è considerato insostenibile da molti produttori e trasformatori.

Per capire chi paga davvero il sottocosto di Eurospin, va ricostruito il meccanismo delle aste: il modello di quella lanciata dal discount – che ha oltre dieci punti vendita in tutto l’Alto Adige – consiste nell’assegnare il contratto di fornitura all’azienda che offre il prezzo inferiore dopo due gare, la seconda delle quali preveda come base d’asta il prezzo più basso offerto durante la prima.

Le aste al doppio ribasso della grande distribuzione (GDO) costringono i fornitori ad un gioco d’azzardo senza vincitori

Secondo Terra!, questo meccanismo costringe le industrie di trasformazione del pomodoro ad una forte competizione, al punto da spingerle a vendere sottocosto un prodotto che in molti casi non è ancora stato acquistato dalla parte agricola. In questo modo, prima della stagione di raccolta, i supermercati decidono il prezzo del pomodoro e di altri prodotti alimentari: tutta la contrattazione che segue tra industriali e agricoltori è destinata a muoversi entro questi parametri, spesso con possibilità di margine estremamente ridotte.

“Le aste al doppio ribasso della grande distribuzione (GDO) costringono i fornitori ad un gioco d’azzardo senza vincitori – spiegano Fabio Ciconte, direttore di Terra! e Ivana Galli, Segretaria Generale della Flai CGIL -. Si tratta di una pratica sleale, che deve essere vietata per legge, perché impoverisce tutta la filiera agroalimentare. Sui campi di tutta Italia denunciamo da anni lo sfruttamento del lavoro e il caporalato, ma per evitarli è necessario anche intervenire a monte della filiera, dove i potenti gruppi della distribuzione determinano la sorte di chi produce il cibo”.

È venuto il momento che il ministero dell’Agricoltura si attivi per chiedere il rispetto del Protocollo firmato l’anno scorso e mettere definitivamente fuori legge questo metodo di acquisto dei prodotti alimentari

Le aste al doppio ribasso sono tra le cause dei salari miseri pagati ai raccoglitori di ortaggi, verdura e frutta. Rappresenta, secondo Terra!, “la più preoccupante fra le pratiche di compressione del prezzo”. Il problema non riguarda, ovviamente, solo Eurospin: secondo l’Autorità garante della concorrenza, in Italia la GDO catalizza il 72% degli acquisti alimentari: poche grandi aziende governano il settore, saturando il mercato della distribuzione e occupando una posizione di potere nei confronti degli altri comparti, come l’industria e l’agricoltura. La pressione sui fornitori si esercita tramite l’imposizione di sconti fuori contratto, promozioni decise unilateralmente, contributi per il posizionamento sugli scaffali o per l’apertura di nuovi punti vendita.

Lo scorso anno, con la campagna #ASTEnetevi, Terra!, Flai CGIL e l’associazione daSud avevano ottenuto un Protocollo contro le aste al doppio ribasso e la trasparenza di filiera, sottoscritto da ministero delle Politiche agricole e forestali, Federdistribuzione e Conad, che impegnava la GDO a bandire tale modalità di acquisto. Tuttavia alcuni gruppi – tra cui Eurospin – non hanno voluto abbandonare una pratica sleale e dal forte impatto economico sull’intera catena produttiva. “È venuto il momento che il ministero dell’Agricoltura si attivi per chiedere il rispetto del Protocollo firmato l’anno scorso e mettere definitivamente fuori legge questo metodo di acquisto dei prodotti alimentari – concludono Galli e Ciconte -. Ne va della sostenibilità economica e sociale dell’agricoltura. Contrastare lo strapotere della GDO è un passo molto importante per garantire condizioni più eque a chi produce e raccoglie il nostro cibo”.

Un articolo di Luca Martinelli