1 agosto 2018

Earth Overshoot Day, una Terra in esaurimento

Ci siamo già: oggi abbiamo consumato tutte le risorse che la Terra può rinnovare in un anno. L’Earth Overshoot Day è esattamente questo, la data calcolata dagli scienziati nella quale l’impronta ecologica dell’uomo supera la biocapacità degli ecosistemi; la data dalla quale non faremo che sovrasfruttare con il nostro Pianeta, accumulando un debito ecologico che non sarà per nulla semplice da ripagare. E una data che ha continuato ad anticiparsi dagli anni Settanta, quando abbiamo cominciato a calcolarla, a oggi.

Come si calcola?
L’Earth Overshoot Day è calcolato dal Global Footprint Network, un’organizzazione internazionale di ricerca che ogni anno aggiorna i dati e le metodologie per la valutazione. Per capire quanto la nostra specie pesi sulle risorse del Pianeta, il parametro usato è l’impronta ecologica, o ecological footprint, definita come l’area necessaria per fornire a ciascuno ciò di cui ha bisogno: il cibo, incluse le risorse ittiche, il legname e il cotone per il vestiario, lo spazio per la costruzione di strade e case, l’area forestale necessaria ad assorbire le emissioni di anidride carbonica…

Il confronto è, ovviamente, con quanto la Terra è dal canto suo in grado di offrire, un parametro indicato come “biocapacità” che indica la produzione mondiale annua di quegli stessi elementi o sistemi presi in considerazione per il calcolo dell’impronta ecologica.

Se quest’ultima supera la biocapacità, significa che stiamo superando le capacità produttive annuali prese in considerazione. “In parole povere, significa che non aspettiamo la fine dei 365 giorni per cominciare a sfruttare ciò che il pianeta non può rimpiazzare”, spiega a OggiScienza Gianfranco Bologna, direttore scientifico e Senior Advisor del WWF Italia.

“Il metodo dell’impronta ecologica è uno dei tanti che si tenta di usare per dare un’indicazione di quanto pesiamo sui sistemi naturali. Rappresenta una stima e scientificamente è stato molto dibattuto, perché è difficile riuscire a tenere conto di tutti i nostri interventi sul Pianeta: qualsiasi metodo che sia adottato per calcolarlo, la stima sarà inevitabilmente per difetto. E già così, permette di comprendere con immediatezza come, pur prendendo in considerazione solo alcuni elementi della pressione umana sulle risorse naturali, ne sottraiamo un quantitativo superiore, nell’arco dell’anno, di quelle che la natura stessa produce nello stesso periodo di tempo”.

E la differenza non è da poco. Al momento, infatti, il Global Footprint Network stima che stiamo consumando l’equivalente di 1,7 Terre. E per quanto riguarda l’Italia, se tutti vivessero come noi, il consumo salirebbe a 2,6 Terre e l’Earth Overshoot Day sarebbe addirittura il 24 maggio. Questo ci dice anche qualcos’altro di già noto, ma che vale sempre la pena ricordare: ci sono Paesi che consumano a scapito di altri.

Come possiamo invertire il trend?
La domanda che sorge spontanea è: come possiamo cominciare a ripagare questo debito? Il Global Footprint Network individua quattro principali campi d’azione su cui agire con scelte individuali e politiche, raccolte nella sfida “#MoveThe Date”. Uno riguarda l’alimentazione, che compone il 26 per cento del peso della nostra impronta ecologica. L’allevamento degli animali, oltre a produrre inquinamento, consuma enormi quantità di acqua e suolo: se riducessimo alla metà il consumo di carne, l’Earth Overshoot Day potrebbe spostarsi avanti di cinque giorni, e di altri 11 se dimezzassimo gli sprechi alimentari (durante la produzione e il trasporto, non solo a livello di consumatore).

Un’altra sfida è sulle città, perché ci si aspetta che una cifra compresa tra il 70 e l’80 per cento delle popolazioni vivrà in aree urbane entro il 2050. Abbiamo bisogno di smart cities con edifici compatti ed efficienti dal punto di vista energetico, e ovviamente un sistema di trasporti sostenibile. Questi stessi punti sono infatti nell’Agenda 2030 Per lo Sviluppo Sostenibile delle Nazioni Unite.

Campo d’azione fondamentale è poi il consumo energetico. La carbon footprint, usata per stimare le emissioni di gas serra delle nostre attività, rappresenta il 60 per cento dell’impronta ecologica, e tagliare le emissioni potrebbe permetterci di ritardare l’Earth Overshoot Day di oltre tre mesi.

Infine, la popolazione. “Nessuno ha un’idea esatta di quanti esseri umani ci fossero sulla Terra 11 milioni di anni fa, quando abbiamo scoperto l’agricoltura, ma le stime indicano una cifra intorno agli 8 milioni. All’inizio dell’Ottocento la popolazione ha raggiunto il primo miliardo, il Novecento è iniziato con 1 miliardo e 600 milioni di abitanti e si è chiuso con la cifra inversa, 6 miliardi e 100 milioni di persone”, racconta Bologna. “Oggi siamo oltre 7 miliardi e mezzo e nel 2050, secondo le Nazioni Unite, saremmo ben oltre i 9 miliardi”.

È inevitabile che una popolazione così grande richieda enormi risorse naturali, per cui il controllo della crescita demografica è un punto che non può essere evitato. E che, spiega il Global Footprint Network, passa necessariamente attraverso una maggior emancipazione femminile: “L’educazione delle bambine e una pianificazione familiare sicura, conveniente ed efficace rappresentano opportunità importanti. In più, una maggior emancipazione femminile è fondamentale per la sostenibilità. Quando le donne sono trattate con equità a casa, nel lavoro e nella comunità, ne deriva un miglior livello sociale per le loro famiglie, comprese educazione e salute, un minor tasso di riproduzione”.

La pagina #MoveTheDate indica anche una serie di altri consigli che coinvolgono i singoli cittadini, tra cui le scelte consapevoli di vestiario e di viaggi che, come vi abbiamo raccontato qualche giorno fa, lasciano una grossa impronta sull’ecologia.

Insomma, scelte individuali e politiche. “Le azioni personali sono fondamentali, soprattutto a livello educativo, ma per cambiare le cose non si può prescindere da sistemi economici, sociali e politici che vadano nella direzione della sostenibilità, ossia imparare a vivere nei limiti di un solo pianeta”, commenta Bologna. Soprattutto oggi, che abbiamo una tecnologia che ci può aiutare nel percorso, e anche molti esperti indicano come fondamentale entrare nell’ottica di un’economia circolare.

“Tutto questo non è un sogno; abbiamo mezzi e conoscenze che prima ci mancavano e che ci permettono di procedere verso la transizione. Certo non si fa in un battibaleno: sono impegni, che coinvolgono le persone anche dal punto di vista delle scelte”, aggiunge lo scienziato. “Il debito economico è un’invenzione umana, con regole umane che possiamo scegliere di cambiare. Le regole del debito ecologico, invece, non le cambia nessuno”, conclude Bologna.

Articolo di Anna Romano
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